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Jean-Jacques Rousseau (painted portrait)

Jean-Jacques Rousseau

Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 28 giugno 1712 – Ermenonville, 2 luglio 1778) è stato uno scrittore, filosofo e musicista svizzero.

Rousseau può essere considerato il profeta dell'educazione relativista e illuminista, ha cinque figli dalla sua compagna e, poiché questi sono figli reali e non astratti come l'Emilio, egli se ne libera rapidamente depositandoli, dopo ogni nascita, nell'ospizio dei trovatelli. Quest'uomo che crede nella assoluta bontà delle sensazioni e ignora la tendenza umana al piacere disordinato ed egoistico, a Venezia si compra per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate (1). Sarebbe quindi un caso di pedofilia eterosessuale uomo-bambina.

NoteModifica

1) cfr. Roberto Guiducci, La Storia di un contestatore sconfitto, pp. 1-68 (p. 32) in Jean-Jacques Rousseau, Le Confessioni, Introduzione di Roberto Guiducci, Traduzioni e note di Felice Filippini, Biblioteca Universale Rizzoli, aprile 2001, p.28. Il brano è questo:

‎"Ecco le mie due storie. I diciotto mesi trascorsi a Venezia non mi hanno offerto nulla da narrare oltre un semplice progetto. Carrio era galante. Stanco di andare sempre con ragazze legate ad altri, ebbe la fantasia di averne una per sé; e siccome eravamo inseparabili, mi propose l'accordo, poco raro a Venezia, di averne una insieme. Acconsentii. Si trattava di trovarla sicura. Tanto cercò che finì per scovare una ragazzina di undici o dodici anni, che l'indegna madre cercava di vendere. Andammo insieme a vederla. Le mie viscere fremettero alla vista di quella bambina. Era bionda e dolce come un agnellino: non la si sarebbe detta italiana. A Venezia si vive con pochissimo. Passammo un po' di denaro a sua madre e provvedemmo a mantenere la figlia. Aveva una bella voce: per procurarle da un talento una risorsa, le demmo una spinetta e un maestro di canto. Il tutto costava a ciascuno di noi solo due zecchini al mese; e ce ne risparmiava di più in altre spese, ma poiché occorreva attendere che maturasse, significava seminare assai prima di raccogliere. Pure, soddisfatti di trascorrere da lei le serate, chiacchierando e giocando innocentemente con quella bambina, ci divertimmo più piacevolmente, forse, che se l'avessimo posseduta: tanto è vero che alle donne ci lega meno il vizio che un certo piacere di vivere accanto ad esse. Insensibilmente il mio cuore si affezionava alla piccola Anzoleta, ma di un affetto paterno, nel quale i sensi avevano così scarsa parte, che quanto più cresceva tanto meno mi sarebbe riuscito farceli entrare; e sentivo che avrei avuto orrore ad avvicinare quella fanciulla divenuta nubile come d'un abominevole incesto. Vedevo i sentimenti del buon Carrio assumere, a sua insaputa, lo stesso carattere. Ci preparavamo, senza pensarci, piaceri non meno dolci, ma ben diversi da quelli che avevamo all'inizio progettati; e sono certo che, per bella che potesse diventare quella povera creatura, lontani dall'essere mai i corruttori della sua innocenza, ne saremmo stati i protettori. La mia catastrofe, sopraggiunta poco dopo, non mi concesse il tempo di partecipare a quell'opera buona; e non ho da lodarmi, in questa faccenda, che dell'inclinazione del mio cuore" Può essere interpretato in tanti modi. L'interpretazione data dal Guiducci, con tutto il ripetto, mi sembra alquanto ardita e molto "tra le righe".

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