Telefono Azzurro Fans Wiki
Advertisement
Copertina di Ragazzi di vita

Ragazzi di vita è un romanzo di Pier Paolo Pasolini pubblicato la prima volta nel 1955 da Garzanti.

Trama[]

La storia si svolge nella Roma del secondo dopoguerra. I protagonisti sono degli adolescenti appartenenti al mondo del sottoproletariato urbano che vivono alla giornata, di espedienti, arrangiandosi come possono, cercando di accaparrarsi ogni genere di oggetto che possa essere rivenduto: tombini di ferro, copertoni, tubi, generi alimentari.

Il Riccetto, questo è il nome di uno dei ragazzi, dopo aver racimolato del denaro affitta una barca e con gli amici fa il bagno nel Tevere. La scuola che ospita gli sfrattati crolla, investe e uccide Marcello, un amico del protagonista.

Dopo qualche tempo il Riccetto e un amico trovano un semplice impiego, con furbizia ottengono del denaro, comprano degli abiti nuovi e, mentre passeggiano, incontrano dei compagni. Vengono derubati e scippano una signora. Fanno amicizia con Amerigo, un loro coetaneo malvivente, e questi li porta in una bisca dove i tre perdono i soldi fino a quando il Riccetto scappa via e, subito dopo, arriva la polizia. Il protagonista incontra dei ragazzi e si unisce a loro. Amerigo intanto è morto. Il Riccetto e il Lenzetta s’imbattono in un vecchio che presenta loro le proprie figlie. Il ragazzo dai capelli ricci inizia a lavorare, si fidanza, ma un giorno viene arrestato per un crimine che non ha commesso.

Dopo tre anni i giovani si rincontrano al fiume, dove fanno il bagno. Segue un estratto di vita nella casa di Alduccio: le vicissitudini della madre, del padre e della sorella; la passeggiata di Alduccio e del Begalone per le vie di Roma la vista di due ragazze, un bagno nella fontana e l'avvistamento del Riccetto.

Durante l'ennesimo bagno nell'Aniene si rivedono un po’ tutti i personaggi del libro e un incidente uccide il piccolo Genesio.

L'opera[]

Il libro racconta le vicende, nel corso di qualche anno, di alcuni ragazzi appartenenti al sottoproletariato romano. Anche il periodo storico, d'altronde, non è privo di significato nel contesto del libro: la storia, infatti, si svolge nell'immediato dopoguerra, quando la miseria era più tiranna che mai. In questo ambiente è facile comprendere come mai i ragazzi protagonisti del libro siano allo sbando più totale: le famiglie non costituiscono punti di riferimento, né sono valori e spesso sono costituite da padri ubriaconi e violenti, madri sottomesse e fratelli molte volte avanzi di galera; le scuole, presenti come edifici, ma non in funzione, sono destinate ad accogliere sfrattati e sfollati.

Nel libro Pier Paolo Pasolini sfrutta le semplici azioni di una piccola parte di giovani rispetto a tutta Roma e a tutta l'Italia intera per narrare, in verità, il degrado sociale che aveva colpito tutto il Paese dopo il conflitto. Lo si evince passo dopo passo quando il Riccetto e i compagni rovistano nell'immondizia e cercano pezzi di metallo da vendere, poi, al rigattiere; o quando, non trovando nulla, rompono persino le tubature per ricavarne del piombo. I "Ragazzi di vita" s’ingegnano anche in piccoli furti e rapine, come quando il Riccetto e il Lenzetta derubano in un autobus un'anziana signora. Non è raro, inoltre, che essi frequentino delle prostitute, a volte anche incinte che, disperate, si concedono per mantenere la famiglia.

I protagonisti si organizzano in vere e proprie bande, con le quali scorrazzano per i quartieri poveri della città e fanno "caciara", ovvero giocano, gridano e si divertono; sembra quasi che non abbiano casa e il loro nemico quotidiano sia la noia; infatti non è da escludere che molti dei ragazzi che hanno partecipato al funerale di Amerigo lo abbiano fatto non tanto per affetto nei confronti del defunto o per sentimento religioso o per dovere morale, quanto, più probabile, per fare qualcosa di diverso ed ammazzare il tempo.

Il libro, in definitiva, è di fatto una testimonianza di un tempo non troppo lontano da noi che è giusto che sia conservato nella memoria.

Lessico ed elementi strutturali dell'opera[]

Caratteristica molto importante del testo è il lessico con cui è stato scritto. Infatti l'opera è in dialetto romanesco, con tanto di glossario per permettere la comprensione dei termini usati. Questa scelta della terminologia molto gergale e locale, delimitata non solo al Lazio, ma alle borgate di Roma stessa identificano meglio il contesto dove vivono i "Ragazzi di Vita". Lo stesso lessico gergale che utilizzano è ulteriore elemento di separatezza e lontananza dalla vita reale, dalla vita dei grandi, nonché uno "scarto" che permette la massima mimesi dell'autore con le vicende narrate e una vera e propria "dichiarazione d'amore" nei confronti dei ragazzi protagonisti dell'opera (come ebbe a dire Gianfranco Contini). In una lettera che Pasolini inviò a Livio Garzanti durante la stesura del romanzo, egli scrisse che la struttura dell'opera che stava preparando coincideva con un arco di singoli eventi che andavano a costituire il contenuto morale del romanzo stesso. Non per niente, si nota chiaramente come uno dei primi eventi che catalizza l'attenzione del lettore sia contenuto nel primo capitolo, quando il Riccetto si getta dalla barca in mezzo al fiume per salvare una rondine che stava affogando. A questo corrisponde la situazione con cui il romanzo si chiude, quando vediamo che il Riccetto -scontati gli anni di carcere e "messa la testa a posto" secondo i canoni borghesi del "casa-lavoro-stipendio"-, pur commuovendosi, non muove un dito per salvare dall'annegamento nell'Aniene il giovane Genesio, considerando la situazione troppo rischiosa per intervenire. Il primo Riccetto, quello delle vagabonde scorazzate, degli espedienti più o meno legali per sopravvivere, dei furti e delle disonestà è un ragazzino capace di provare un sentimento di pietà e di compassione per una rondine, tanto da non indugiare un solo secondo per salvarla; il Riccetto responsabilizzato è, come dice lo stesso Pasolini, un personaggio piatto, vuoto, che, ingoiato dai canoni della società borghese, ha perduto quegli slanci di pura umanità che si facevano vivi sotto la scorza da piccolo delinquente; egli è rimasto intrappolato in quello spirito egoista da membro della classe media -cui nonostante tutto non appartiene affatto- abbandonando definitivamente quei tratti di peculiarità popolana che la vita di borgata gli aveva cucito addosso.

Si vede chiaramente che, in questa opera non tanto narrativa, quando più saggistica-descrittiva, sia la vita di borgata ad essere di interesse dell'autore. Infatti nel momento in cui qualcuno entra in contatto con la "vita dei grandi" passa in secondo piano (Esempio lampante del ruolo de Il Riccetto, che dal capitolo quinto tende a scomparire, a passare in secondo piano, lasciando più spazio ai giovani che ancora vivono nel loro mondo isolato di borgata). Altra caratteristica interessante è la scelta di nominare poche volte i nomi propri dei personaggi, ma riferirsi più spesso al soprannome che hanno nel gruppo, nonché l'utilizzo strategico degli aggettivi volto a sottolineare la miseria e lo squallore di qualsiasi ambiente in cui si muovono i protagonisti -l'erba dei prati di borgata, a titolo d'esempio, non è mai verde o rigogliosa ma sempre sporca, zellosa o bruciata.

La censura[]

Nonostante la Costituzione della appena nata Repubblica tutelasse la libertà di espressione (articolo 21), tale diritto civile era ancora lontano da una piena acquisizione nell'ambito della società. Non è pertanto del tutto inusuale che opere artistiche, quali libri, fossero processati per "oscenità", come nel 1955 Ragazzi di vita di Pasolini, perché parlava della prostituzione maschile (Friedrich, p. 15).

Il 13 aprile del 1955 Pasolini spedì all'editore Garzanti il dattiloscritto completo di Ragazzi di vita che viene dato alle bozze. Il romanzo uscirà quello stesso anno ma il tema scabroso che trattava, quello della prostituzione maschile, causa all'autore accuse di oscenità.
Malgrado l'intervento della critica, a partire da Emilio Cecchi fino ad Asor Rosa e a Carlo Salinari, sia feroce e il libro venga scartato sia al premio Strega che al premio Viareggio, esso ottenne un grande successo da parte del pubblico e venne festeggiato a Parma da una giuria presieduta da Giuseppe de Robertis e vinse il "premio Colombi-Gudotti".
Nel frattempo la magistratura di Milano aveva accolto la denuncia di "carattere pornografico" del libro.

Continua nel frattempo la polemica della critica marxista a Ragazzi di vita e Pasolini pubblicherà, sul numero di aprile della nuova rivista Officina, un articolo contro Salinari e Gaetano Trombatore che scrivevano sul Contemporaneo.
A luglio si tenne a Milano il processo contro Ragazzi di vita che terminerà con una sentenza di assoluzione con "formula piena", grazie anche alla testimonianza di Carlo Bo che aveva dichiarato essere il libro ricco di valori religiosi "perché spinge alla pietà verso i poveri e i diseredati" e che non contiene nulla di osceno perché "i dialoghi sono dialoghi di ragazzi e l'autore ha sentito la necessità di rappresentarli così come in realtà".

Bibliografia[]

  • Freidrich, Pia. Pier Paolo Pasolini. Boston: Twayne, 1982.
  • Template:Cita libro

Voci correlate[]

  • Pier Paolo Pasolini
  • Borgate ufficiali di Roma
  • Borgata Gordiani

Collegamenti esterni[]

Advertisement