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Immagine di un film di Bertolucci sul buddhismo: Piccolo Buddha

Nel buddhismo sono poche le scuole laiche, senza monaci (come la soka gakkai, un tipo di nichiren, buddhismo giapponese). I monaci buddhisti quando vivono in monasteri popolati solo da adulti (sopra i 18 anni) sono sempre rispettabilissimi. Ma spesso vivono con centinaia di bambini dai 6 ai 16 anni (poveri lasciati da famiglie povere che ne hanno fatti tanti). Più o meno va come negli orfanotrofi cattolici (o istituti per bambini sordi o scuole salesiane, vedi Chiesa Cattolica e pedofilia) e come nelle madrase afgane islamiche (vedi Islam e pedofilia). Fonte gente cinese che vive in occidente. Questa sezione è da ampliare.

NB: Non si creda che il campo avverso sia migliore (vedi Satanismo e pedofilia).

Guru buddhisti[]

Il Dalai Lama sapeva degli abusi sessuali dei guru buddisti. Il leader spirituale tibetano ha ammesso di essere da decenni a conoscenza di abusi sessuali commessi da insegnanti buddisti in Occidente, di Matteo Orlando

Riprendiamo da Il Giornale del 17/9/2018 un articolo di Matteo Orlando. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Le nuove schiavitù.

Il Centro culturale Gli scritti (3/3/2019)

In particolare, Tenzin Gyatso, riferendosi alle testimonianze e alle storie di quattro vittime di abusi sessuali belgo-olandesi, che sarebbero state abusate da alcuni guru buddisti, ha detto di sapere che "non sono nuove" accuse.

Il Dalai Lama ha commentato gli abusi durante un viaggio di quattro giorni (dal 14 al 17 Settembre) in Olanda e rispondendo ad una petizione di una dozzina di vittime di attacchi sessuali commessi da insegnanti buddisti, persone che hanno chiesto di potere incontrare l'83enne leader tibetano durante il suo tour in Europa.

Il Premio Nobel per la pace dell'anno 1989 ha aggiunto di aver sentito parlare per la prima volta di abusi quando si trovava in una conferenza per insegnanti buddisti occidentali a Dharamshala, una città collinare nel nord dell'India, dove vive in esilio: "Venticinque anni fa qualcuno ha parlato di un problema di accuse sessuali".

Ha precisato che egli era consapevole delle accuse contro Sogyal Rinpoche, uno dei più famosi e controversi maestri buddisti, accusato dal 1992 di tanti tipi di abusi avverso gli studenti che aveva in diversi centri in Europa, in particolare nel sud della Francia, paese che sta investigando sui fatti. Uno studente di un centro nel villaggio olandese di Makkinga, nella provincia della Frisia, ha riferito di "lavaggi del cervello, minacce, arricchimenti e relazioni sessuali con donne e ragazze minorenni". Il leader spirituale tibetano ha invitato le vittime di tali abusi a rendere pubbliche le loro storie in modo da umiliare pubblicamente gli insegnanti coinvolti.

Tseten Samdup Chhoekyapa, un rappresentante del Buddismo tibetano in Europa ha affermato che il Dalai Lama ha "denunciato con costanza comportamenti così irresponsabili e non etici" mentre per una delle vittime, Oane Bijlsma, il Dalai Lama vivrebbe "ignaro di ciò che sta accadendo intorno a lui", riferendosi ai suoi seguaci che, "circondati dal lusso, si sono approfittati della loro posizione di monaci rispettabili per abusare delle persone che cercano solo risposte a domande esistenziali".

Dopo gli scandali sessuali, specialmente a sfondo omosessuale, venuti fuori nella Chiesa cattolica molte vittime dei buddisti hanno iniziato a esporre le loro sofferenze nel Regno Unito, in Francia, in Belgio, in Olanda e negli Stati Uniti. Nei Paesi Bassi hanno persino creato il #MeTooGuru.

Il Dalai Lama ha dichiarato che coloro che abusano "non si preoccupano dell'insegnamento del Buddha" e ha incoraggiato i leader spirituali tibetani a discutere della questione degli abusi durante i prossimi incontri dei leader di questa branca del Buddismo mondiale.

8 monaci famosi[]

Una vera bufera, improvvisa, impetuosa e travolgente, quella degli scandali nel buddhismo che stanno travolgendo il “Sangha”, la comunità monastica thailandese, proprio in questi giorni. Lo riporta Khemthong Tonsakulrungruang sul Bangkok post, ma si intravede solo la punta di un iceberg perché potrebbero essere coinvolte molte altre personalità. «La notte dei lunghi coltelli», è iniziata il 24 maggio con l’arresto, da parte della polizia, di Phra Buddha Isara, un monaco buddhista noto per il suo appoggio alla rivoluzione della camice gialle, la presa dell’aeroporto di Suvannaphumi, nella rivoluzione del 2008, ma soprattutto per il suo supporto alla giunta militare. Un’operazione, quella della polizia di Stato, condotta come in un film, con mitra, urla, abbattimento delle porte del tempio Wat Or Noi a colpi di martello, manette e sirene spiegate. Poi la divulgazione della notizia dell’operazione, delle sue fasi più salienti sui social media, con grande scandalo per la gente, scatenando la reazione dei sostenitori del monaco. «Era necessario, per effettuare un arresto, usare tutta quella forza, senza rispetto per un uomo di religione?» – è stata la domanda girata sui social.

Il primo ministro ha dovuto scusarsi col pubblico, ma ormai la frittata era fatta. Sono seguiti altri 7 arresti, di altrettanti monaci tra abati ed assistenti famosi, con titoli onorifici reali, i cosiddetti Phra Phrom: tra loro anche dei capi regione e membri del “Consiglio supremo del Sangha”, l’organo nazionale che dirige la vita di tutti i 300 mila monaci buddhisti in Thailandia. È stata chiamata «la purga di una vita», per il già debole Consiglio dei monaci, che spesso deve far fronte a frequenti scandali. La gente è abbastanza abituata a notizie eclatanti a sfondo sessuale e finanziario, ma mai si è visto qualcosa di questa portata, coinvolgendo alte personalità ecclesiastiche buddhiste tra le massime della nazione.

Alcune delle accuse mosse contro gli 8 monaci appena arrestati? Vanno dall’estorsione, all’uso improprio di stemmi reali, al riciclaggio ed al pagamento illecito di mazzette. I fatti hanno origine 6 anni fa quando alcuni ufficiali del governo che si occupano del restauro e del mantenimento degli edifici religiosi avevano avvicinato questi monaci, capi di monasteri e templi, per convincerli a richiedere aiuti governativi per la manutenzione o ristrutturazioni dei loro luoghi di culto. Una volta approvati i piani, una parte del denaro sarebbe stata spartita tra gli ufficiali ed i monaci. Si tratta di parecchi milioni di euro. La polizia sostiene che quest’indagine riguarda solo una legge finanziaria di 6 anni fa. Perciò la gente si chiede: cosa succederà se si controlleranno a ritroso i finanziamenti di anni ed anni addietro?

Avevamo già scritto in merito al monaco Luan Phu Nen che amava andare in giro noleggiando aerei privati, fuggito in Usa e poi arrestato in Laos pochi mesi fa: ora giace in prigione con tanti capi di accusa che pendono sulla sua testa, dalla corruzione alla pedofilia, dal traffico di droga al riciclaggio di denaro.

L’ultimo ex monaco fuggitivo in seguito agli scandali di questi giorni, Phra Phrom Sitthi, di 77 anni, è stato arresto due giorni fa in Germania e, sembra, non sarà estradato in Thailandia. Anche questo arresto conferma che siamo in presenza di una “caduta degli dei”: Phra Phrom è infatti un titolo induista, e nella cultura thai è la rappresentazione del dio Brahma, il dio della protezione e della fortuna. L’arresto di questi monaci saliti fino al rango di Phra Prom rappresenta, per coloro che amano il buddhismo e lo vivono come la via della liberazione dagli attaccamenti di questo mondo, un duro colpo. Serviranno questi arresti per una riforma, da anni e da più parti invocata, del buddhismo thailandese? La quantità enorme di donazioni che arrivano ai templi rappresentano, come molti esperti affermano, una grande tentazione per questi uomini di religione. Il potere, il denaro, la notorietà, il prestigio, sono i nuovi demoni con cui i monaci, i Phra Phrom, devono combattere.

Un qualche spiraglio di speranza per il buddhismo? Phra Mahathingrattana Thavorn, recentemente intervenuto a Loppiano, per la visita del Santo Padre, con cui ho un’amicizia ormai ventennale, ha commentato questi fatti: «I veri monaci non hanno nulla, solo la spiritualità. Nessun titolo, nessun prestigio, nessuna onorificenza». E un secondo monaco, responsabile di un monastero fuori Bangkok, ha aggiunto: «Se dovessi prendere oggi un esempio da vivere fuori dal buddhismo, prenderei papa Francesco». Per chi ama il buddhismo, questo è un auspicio e un desiderio profondo: veder ritornare i monaci al pensiero iniziale del Buddha: abbandonare tutto per aiutare la gente e vivere uno spirito povertà e di compassione verso tutti gli esseri viventi.

Collegamenti esterni[]

http://www.gliscritti.it/blog/entry/4816

https://www.cittanuova.it/arrestati-8-monaci-famosi/?ms=002&se=021

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