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«Bambina violentata per 10 anni» Arrestati il padre adottivo e l' amico Botte e abusi da quando aveva sei anni. Indagata anche la donna che le faceva da madre

Voleva solo una bambola. Voleva solo potere essere una bimba con addosso l' unico pensiero antipatico delle tabelline da mandare a memoria davanti alla maestra. Voleva giocare come giocano le bambine di sei anni, ridere come loro e come loro, qualche volta, fare i capricci. Invece, Miriam, morettina minuta dagli occhi tristi, a sei anni è stata costretta a fare la donna, vittima di brutti giochi che non capiva e non voleva fare. E ai quali, tuttavia, non poteva sottrarsi, altrimenti il padre padrone, l' uomo che l' ha adottata, s' arrabbiava e la puniva senza pietà. «Zitta devi stare, altrimenti guai a te...», questa la sua buonanotte, questa la sua copertina rimboccata. Solo botte e insulti, per Miriam. Violenze e sevizie durate per lunghi e terribili dieci anni. Perché è cresciuta così, la piccolina, prigioniera di un girone infernale che solo ora, con l' arrivo della polizia, ha smesso di bruciarla e consumarla. Il padre padrone, genitore adottivo, 73 anni, una vita dedicata al commercio e una dignitosa casa in un quartiere di Milano che non sa di lusso ma neppure di sciagurata povertà, l' hanno arrestato l' altra mattina. E con lui è finito in manette l' amico di 45 anni che Miriam, oggi sedicenne, aveva scelto come porto sicuro per stare al riparo dalle violenze. Sembrava un brav' uomo, il portiere del suo palazzo. Ma dopo una settimana di carezze e teneri abbracci l' ha stuprata anche lui. Un orrore tra gli gli orrori, ma anche la scintilla della ribellione della ragazzina. Risale all' aprile scorso, l' ultima violenza. Ma questa volta Miriam ha trovato il coraggio di confidare il suo segreto alla nipote del padre adottivo, anche lei giovanissima, ed è stato così, piangendo una nelle braccia dell' altra, che una storia maledetta è diventata addirittura atroce. Anche quella ragazzina era stata violentata dall' anziano zio, e così come lei il fratellino. E per paura e vergogna, sempre come lei, non aveva mai avuto il coraggio di ribellarsi. Coraggio che Miriam e la cugina acquisita hanno finalmente trovato l' estate scorsa, quando hanno deciso di chiedere aiuto e il loro calvario è arrivato sul tavolo della polizia e della magistratura. Indagini lampo, quelle del pool-famiglia della sezione di polizia giudiziaria della polizia di stato. Che hanno consentito al gip Luisa Savoia di emettere, su richiesta del pm Antonio Sangermano, un doppio ordine di custodia cautelare. Il portiere dello stabile è accusato di violenza sessuale aggravata, la stessa accusa mossa all' anziano padre adottivo che in più dovrà difendersi dall' ipotesi investigativa di istigazione al suicidio. Perché un anno fa, disperata dopo l' ennesimo assalto patito, Miriam s' era imbottita di pasticche e aveva cercato di addormentarsi per sempre. Aveva inutilmente cercato conforto nella madre adottiva che sapeva e taceva, e che per questo, oggi, si ritrova indagata per non avere impedito ciò che aveva l' obbligo di impedire. Troppo sola, voleva farla finita, Miriam. E quando l' hanno salvata ha pianto per giorni e giorni maledicendo i dottori e la vita. Ora, lontana da tutto e da tutti, finalmente libera, dovrà cercare di iniziare a sorridere cancellando i ricordi di quando era solo una bambina e tutto quello che desiderava era una bambola.

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